Risultato rmn multiparametrica

Io non passerò un bel Natale, spero che Lei lo trascorra felicemente.
Se vuol darmi anche un suo giudizio ne sarei grato.

Egregi dottori, mi rivolgo ancora alla Vostra preziosa consulenza perché proprio adesso sono andato a ritirare il referto della rnm e volevo un Vs prezioso parere.
Ho 53 anni psa a 5 L/t 0,33 mai fatto biopsie ma Dre e ecografie negative al tumor ma evidente IPB ostruttiva.
rISULTATO:
Ghiandola prostatica di dimensione incrementate (diam LL5,6 diam AP 3,2 cm, diam CC 4,7 cm) con ipertrofia della porzione centrale di aspetto adenoma toso multi nodulare (5cm). la posizione periferica, di spessore moderatamente ridotto, mostra a livello subequatoriale in sede posterolaterale sinistra formazione rotondeggiante ci circa 9,6 mm ipointensa nelle immagini T2 pesate che sembra estendersi dalla porzione centrale adenoma tosa. Tale formazione presenta segni di di diffusivita ristretta senza riduzione dei valori nella mappa ADC. DOPO SOMMINISTRAZIONE DI MDC eV a carico di tale reperto si apprezza impregnazione rapida e consensuale alla porzione centrale presentando tuttavia significativa wash-out.

Mi sembra che si voglia trovare un cancro a tutti i costi. Il psa a 5 e’ alto ma non altisi. È il rapporto l/T a 34 non conta?

Un cordiale saluto.

La rmn multiparametrica a cosa e’ servita?
Ma siamo sicuri di dovermi operare di turp solo per qmax a 10?
Ma 24 prelievi per la biopsia non sono esagerati?

se è corretto quello che lei ci scrive, non vedo una correlazione diretta tra una biopsia prostatica a prelievi multipli e l’urgenza di fare ora una TURP prima di avere a disposizione, se proprio si deve procedere verso una biopsia, dell’eventuale e relativo esame istologico.

Grazie per la sua pazienza

Risenta ora il suo urologo di riferimento.

Un cordiale saluto.

  1. lo studio di diffusione (o “DWI”) consente di analizzare il grado di proliferazione cellulare;
  2. lo studio di perfusione dopo somministrazione di mezzo di contrasto paramagnetico permette una valutazione precisa della vascolarizzazione della lesione;
  3. la spettroscopia in corso di risonanza riesce a valutare il metabolismo di una determinata lesione intraprostatica; questo avviene mediante il calcolo della concentrazione di 3 sostanze: il citrato (presente nella prostata normale), la creatina (che puт aumentare nelle infiammazioni e nei processi proliferativi) e la colina (che puт segnalare la presenza di un tumore maligno).

Secondo le recenti linee guida della EAU (Societа Europea di Urologia), una RM multiparametrica и da consigliare al paziente nel caso in cui la biopsia transrettale ecoguidata abbia dato esito negativo, quindi non sia stato rilevato nulla di anomalo, ma i valori di PSA e/o i dati clinici facciano comunque sospettare la presenza di un tumore. Questa indagine diagnostica puт aiutare l’urologo ad indirizzare, nella successiva indagine bioptica, un maggior numero di prelievi nell’area che il radiologo individua come maggiormente sospetta per neoplasia. In questo modo la biopsia non consiste piщ in una mappatura casuale (“random”) della prostata ma diventa uno strumento preciso e mirato verso lesioni sospette. Questo permette di ridurre il numero di prelievi e puт consentire di ridurre il numero stesso di biopsie falsamente negative.
La mMRI и particolarmente utile in presenza di tumori della zona anteriore della prostata: sebbene rappresentino una percentuale limitata, questa sede и difficile da biopsiare e non rientra normalmente nella campionatura della biopsia random.
И consigliabile attendere almeno 3-4 settimane dalla biopsia per eseguire l’esame mMRI, per evitare sovrapposizioni diagnostiche con gli esiti della stessa (residui ematici).
In linea teorica la mMRI potrebbe essere eseguita anche precedentemente alla prima biopsia prostatica; le linee guida consigliano il suo impiego solo dopo una prima biopsia negativa probabilmente per un problema di costi e di accessibilitа alla metodica: se tutti i pazienti con un PSA elevato venissero sottoposti a Risonanza Magnetica le liste d’attesa per questo esame diverrebbero infinite con conseguente collasso del sistema.
Un discorso a parte merita l’attendibilitа dell’esame quando risulta negativo; ovvero: in caso di risonanza multiparametrica negativa si puт evitare la biopsia prostatica ? A questa domanda non и semplice rispondere. Il valore predittivo negativo della mMRI si aggira su valori intorno all’80-90%: sono numeri estremamente alti per una metodica diagnostica; tuttavia questo significa che circa il 10-20% dei pazienti in cui l’esame и risultato negativo sono in realtа malati. L’indicazione alla biopsia deve basarsi pertanto su tutti i dati clinici a disposizione e non solo sull’esito della Risonanza Magnetica.

E’ un esame che sfrutta il principio della radiofrequenza ed и pertanto da considerarsi – al pari dell’ecografia – un esame non invasivo (non utilizza radiazioni ionizzanti). Il termine «multiparametrica» sottolinea l’ampia gamma di parametri che questo esame riesce a valutare: non si limita alla sola valutazione anatomica/morfologica della ghiandola prostatica ma riesce ad analizzare una serie di caratteristiche funzionali che consentono di aumentare la capacitа di differenziare lesioni maligne dalle altre alterazioni focali non pericolose per la salute. In particolare:

  • Utilizzo di un’apparecchiatura 1,5 o 3 Tesla, su cui siano installate bobine “phased array” con 8-16 canali.
  • Preferibilmente l’utilizzo di sonda endorettale nel caso di apparecchiatura 1,5 Tesla.
  • L’uso preventivo di farmaci antiperistaltici.
  • L’esecuzione di:
    1. Sequenze morfologiche T2-pesate su piani paraassiali e sagittali, dello spessore di 3-4-mm.
    2. Sequenze DWI su piani paraassiali dello spessore di 4-5 mm.
    3. Sequenze pre e postcontrastografico con studio dinamico, dello spessore di 3-4 mm.

Uno dei principali problemi dell’urologo и quello di distinguere i tumori prostatici aggressivi (e quindi da trattare in tempi rapidi) da quelli clinicamente non significativi (per i quali si puт evitare l’intervento). Oggi i pazienti con tumori a basso rischio possono essere seguiti con protocolli di “sorveglianza attiva”. Ovviamente sarebbe fondamentale riuscire ad individuare con sicurezza questi tumori non significativi; attualmente questa selezione si basa su molti fattori (come ad esempio sugli aspetti istologici del tumore in corso di biopsia che vengono riassunti nel punteggio secondo Gleason) ma purtroppo и lontana dall’essere precisa al 100%. La mMRI – in particolare grazie alle metodiche di diffusione – ha dimostrato di riuscire a identificare l’aggressivitа di un tumore prostatico con discreta accuratezza. Per questo motivo i pazienti seguiti in sorveglianza attiva dovrebbero essere sottoposti almeno una volta a mMRI, in modo da avere un ulteriore indicazione sulla reale ridotta aggressivitа di questi tumori.

Non tutte le strutture sanitarie che dispongono di una risonanza magnetica sono in grado di eseguire questa valutazione multiparametrica sulla prostata. La ESUR (Societа Europea di Uroradiologia) ha pubblicato i “requisiti minimi” per un attendibile esame mMRI, che consistono in:

Nei pazienti che hanno giа una diagnosi di tumore prostatico e sono stati indirizzati all’intervento chirurgico di prostatectomia radicale la mMRI consente con buona accuratezza di stadiare il tumore, ovvero di valutare con precisione la sua localizzazione e la sua estensione. Queste informazioni risultano molto preziose per formulare la prognosi del paziente e soprattutto per indirizzare l’urologo sul tipo di intervento da eseguire: in presenza di lesioni localizzate all’interno della ghiandola e senza infiltrazione della capsula prostatica si possono adottare soluzioni chirurgiche maggiormente conservative (tecnica “nerve-sparing” con preservazione dei fasci nervosi) volte a ridurre gli effetti collaterali dell’intervento sulla potenza sessuale.

Negli ultimi anni l’avvento della Risonanza Magnetica multiparametrica (in inglese “multiparametric Magnetic Resonance Imaging” o mMRI) ha cambiato l’approccio diagnostico verso il tumore prostatico. Questa metodica ha dimostrato una buona sensibilitа e specificitа e si sta ritagliando un ruolo molto importante nella diagnosi dell’adenocarcinoma prostatico, nella sua localizzazione e caratterizzazione. La biopsia prostatica resta sempre l’esame fondamentale per arrivare alla diagnosi definitiva di tumore ma la risonanza magnetica puт determinare un notevole aumento nella precisione della biopsia identificando aree bersaglio dove concentrare i prelievi.

La ghiandola prostatica nelle sequenze “morfologiche” normalmente appare con una zona centrale ben demarcata, ipointensa, e una zona periferica iperdensa disposta lateralmente e posteriormente (fig 1).
Nel caso di ipertrofia prostatica benigna la zona centrale aumentata di dimensioni, con aree tondeggianti ben definite con segnale sia isointenso che iso o iperintenso, e la zona periferica и compressa (fig 2).
Una sospetta lesione nel parenchima ghiandolare periferico ha l’aspetto di un nodulo ipointenso (fig 3).

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