RISONANZA MAGNETICA DELLA PROSTATA MULTIPARAMETRICA

Noi possiamo dire al paziente se la sua prostata è sana oppure se esistono delle alterazioni, tra cui anche un tumore alla prostata.

La biopsia prostatica non è sempre necessaria

Per molti uomini è incomprensibile il fatto che un semplice valore di laboratorio, il PSA, li possa indurre a doversi sottoporre a un esame più dettagliato della prostata.

A livello di diagnostica della prostata vantiamo numerosi anni di esperienza. Il nostro principio si basa sul concetto che noi facciamo la diagnosi senza tuttavia occuparci delle terapie successive. Per eventuali trattamenti, terapie o operazioni successive, provvediamo ad orientare i pazienti verso altri centri specializzati in Germania con i quali collaboriamo. Qualora il paziente fosse già in cura presso un urologo, sarà con quest’ultimo che si stabilirà come procedere.

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TRM: prostata sana (a sinistra) – con carcinoma (a destra)

Quasi tutti gli uomini che hanno superato i 50 anni sono interessati da un ingrossamento della prostata. Tuttavia, raramente un semplice ingrossamento della prostata provoca un aumento anomalo del PSA Controllare regolarmente il PSA, ad es. ogni 3 mesi, non può chiarire la causa dell’aumento di questo valore. In alcuni casi, un’attesa troppo lunga può implicare un’estensione del problema senza che il paziente se ne renda conto. Per questo è importante iniziare tempestivamente a chiarire le cause del problema.

Un PSA elevato è spesso per gli uomini la prima occasione in cui si trovano a prendere in considerazione la propria prostata. Raramente infatti la prostata provoca disturbi veri e propri. In oltre il 90% dei casi, i nostri pazienti nei quali è stato riscontrato un valore PSA elevato o fluttuante si sentono sani e non accusano alcun disturbo.

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Non tutte le strutture sanitarie che dispongono di una risonanza magnetica sono in grado di eseguire questa valutazione multiparametrica sulla prostata. La ESUR (Societа Europea di Uroradiologia) ha pubblicato i “requisiti minimi” per un attendibile esame mMRI, che consistono in:

  1. lo studio di diffusione (o “DWI”) consente di analizzare il grado di proliferazione cellulare;
  2. lo studio di perfusione dopo somministrazione di mezzo di contrasto paramagnetico permette una valutazione precisa della vascolarizzazione della lesione;
  3. la spettroscopia in corso di risonanza riesce a valutare il metabolismo di una determinata lesione intraprostatica; questo avviene mediante il calcolo della concentrazione di 3 sostanze: il citrato (presente nella prostata normale), la creatina (che puт aumentare nelle infiammazioni e nei processi proliferativi) e la colina (che puт segnalare la presenza di un tumore maligno).

Uno dei principali problemi dell’urologo и quello di distinguere i tumori prostatici aggressivi (e quindi da trattare in tempi rapidi) da quelli clinicamente non significativi (per i quali si puт evitare l’intervento). Oggi i pazienti con tumori a basso rischio possono essere seguiti con protocolli di “sorveglianza attiva”. Ovviamente sarebbe fondamentale riuscire ad individuare con sicurezza questi tumori non significativi; attualmente questa selezione si basa su molti fattori (come ad esempio sugli aspetti istologici del tumore in corso di biopsia che vengono riassunti nel punteggio secondo Gleason) ma purtroppo и lontana dall’essere precisa al 100%. La mMRI – in particolare grazie alle metodiche di diffusione – ha dimostrato di riuscire a identificare l’aggressivitа di un tumore prostatico con discreta accuratezza. Per questo motivo i pazienti seguiti in sorveglianza attiva dovrebbero essere sottoposti almeno una volta a mMRI, in modo da avere un ulteriore indicazione sulla reale ridotta aggressivitа di questi tumori.

Nei pazienti che hanno giа una diagnosi di tumore prostatico e sono stati indirizzati all’intervento chirurgico di prostatectomia radicale la mMRI consente con buona accuratezza di stadiare il tumore, ovvero di valutare con precisione la sua localizzazione e la sua estensione. Queste informazioni risultano molto preziose per formulare la prognosi del paziente e soprattutto per indirizzare l’urologo sul tipo di intervento da eseguire: in presenza di lesioni localizzate all’interno della ghiandola e senza infiltrazione della capsula prostatica si possono adottare soluzioni chirurgiche maggiormente conservative (tecnica “nerve-sparing” con preservazione dei fasci nervosi) volte a ridurre gli effetti collaterali dell’intervento sulla potenza sessuale.

E’ un esame che sfrutta il principio della radiofrequenza ed и pertanto da considerarsi – al pari dell’ecografia – un esame non invasivo (non utilizza radiazioni ionizzanti). Il termine «multiparametrica» sottolinea l’ampia gamma di parametri che questo esame riesce a valutare: non si limita alla sola valutazione anatomica/morfologica della ghiandola prostatica ma riesce ad analizzare una serie di caratteristiche funzionali che consentono di aumentare la capacitа di differenziare lesioni maligne dalle altre alterazioni focali non pericolose per la salute. In particolare:

La ghiandola prostatica nelle sequenze “morfologiche” normalmente appare con una zona centrale ben demarcata, ipointensa, e una zona periferica iperdensa disposta lateralmente e posteriormente (fig 1).
Nel caso di ipertrofia prostatica benigna la zona centrale aumentata di dimensioni, con aree tondeggianti ben definite con segnale sia isointenso che iso o iperintenso, e la zona periferica и compressa (fig 2).
Una sospetta lesione nel parenchima ghiandolare periferico ha l’aspetto di un nodulo ipointenso (fig 3).

La Risonanza Magnetica multiparametrica ha realmente cambiato l’iter diagnostico del tumore prostatico. Consente un notevole miglioramento nella diagnosi di queste lesioni, ma anche nella valutazione della loro localizzazione, estensione e – in parte – anche della loro aggressivitа. Questo ha molte implicazioni nella pratica clinica e – in primis – rende la biopsia prostatica mirata e piщ precisa.

In caso di risalita del PSA dopo un trattamento per tumore prostatico – quando si sospetta una recidiva locale del tumore – la mMRI puт aiutare il medico nel confermare la presenza di un tumore recidivo e nel pianificare un eventuale trattamento di seconda linea. Quando invece si sospetta una recidiva a distanza bisogna affidarsi ad altre metodiche diagnostiche (TC-PET con colina o scintigrafia ossea).

Negli ultimi anni l’avvento della Risonanza Magnetica multiparametrica (in inglese “multiparametric Magnetic Resonance Imaging” o mMRI) ha cambiato l’approccio diagnostico verso il tumore prostatico. Questa metodica ha dimostrato una buona sensibilitа e specificitа e si sta ritagliando un ruolo molto importante nella diagnosi dell’adenocarcinoma prostatico, nella sua localizzazione e caratterizzazione. La biopsia prostatica resta sempre l’esame fondamentale per arrivare alla diagnosi definitiva di tumore ma la risonanza magnetica puт determinare un notevole aumento nella precisione della biopsia identificando aree bersaglio dove concentrare i prelievi.

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