Rimozione della prostata

Ovviamente la decisione sul tipo di prostatectomia per eseguire dipende dalle dimensioni della ghiandola prostatica.

Perchè può essere necessaria l’asportazione della prostata? La prostata è un organo che sta alla base della vescica negli uomini e per vari motivi medici, potrebbe sussistere la necessità terapeutica di essere rimossa chirurgicamente come nel caso di tessuti della ghiandola infiammati o altre patologie. Prostatectomia, TURP, TURP, prostatectomia sovrapubica, la resezione transuretrale della prostata; TUIP, prostatectomia aperta, prostatectomia laser, ablazione con ago transuretrale. Un ingrossamento della prostata può causare problemi ad urinare e infezioni del tratto urinario, questi sintomi possono spesso essere alleviati con asportazione parziale o totale della ghiandola prostatica, che può essere effettuata in diversi modi, a seconda della dimensione della prostata e la causa dell’allargamento.

In aggiunta può essere utile l’abbinamento di una soluzione liquida al catetere (da uno a tre giorni) per favorire la circolazione nella parte interessata e prevenite possibili coaguli da parte di sangue o eventuali tessuti.

LASER prostatectomia

  • problemi di controllo urinario (incontinenza)
  • difficoltà di ottenere e mantenere un’erezione (impotenza)
  • perdita di fertilità spermatozoi (infertilità)
  • passaggio dello sperma nella vescica anziché attraverso l’uretra (eiaculazione retrograda)
  • stenosi uretrale (restringimento del punto urinario)

Pazienti sottoposti a intervento chirurgico per curare un ingrossamento della prostata può avere bruciore alla minzione, sangue nelle urine, minzione, frequenza urinaria e urgenza.

Per le ghiandole più grande di 30 grammi e inferiore a 80 grammi, viene eseguita la TURP mentre se la prostata è più di 90 grammi,viene solitamente impiegata la tecnica della prostatectomia a cielo aperto.

Dopo l’intervento chirurgico, sarà posizionato un catetere di Foley, nel corpo per contribuire ad eliminare eventuali tracce di urine che inizialmente si possono presentare che vanno pero’ a scomparire con il tempo.

Ulteriori rischi possono essere:

NOTE: L’iniziale isolamento del dotto cistico permette di iniettarvi all’interno dei mezzi di contrasto per effettuare una radiografia delle vie biliari (colangiografia intraoperatoria) ed evidenziare in questo modo eventuali calcoli all’interno del dotto biliare comune. Se questi sono presenti possono essere rimossi, sempre sotto guida laparascopia, in modo simile a quanto visto per la colecistectomia, direttamente o con l’ausilio di un cestello o di un palloncino. Ciò nonostante, di fronte al sospetto di calcoli nel coledoco, quando possibile, si preferisce eseguire una colangiopancreatografia endoscopica retrograda preoperatoria a scopo diagnostico ed operativo, questo perché l’esplorazione del dotto biliare comune durante la colecistectomia laparoscopica è difficile. Durante questo intervento di endoscopia operativa, un piccolo tubicino flessibile viene fatto scendere lungo l’esofago, lo stomaco ed il duodeno fino al punto in cui sbocca il coledoco (papilla di Vater), al cui interno viene incanalato per iniettare dei mezzi di contrasto nel dotto biliare comune; dilatandone le pareti mediante papillosfinterotomia, si facilita l’asportazione dei calcoli mediante appositi strumenti. A due giorni dalla rimozione di questi calcoli può essere eseguito l’intervento di colecistectomia laparoscopica.

Prima dell’intervento il soggetto dovrà sottoporsi ad una serie di esami per stabilire l’idoneità fisica all’intervento di colecistectomia laparoscopica. A tale scopo, si eseguono analisi del sangue, una ecografia addominale, ed una valutazione amnestetica generale per indagare la storia clinica del paziente in vista dell’anestesia e dell’intervento. Durante la fase preparatoria, il medico indagherà anche sull’eventuale utilizzo di farmaci che potrebbero essere sospesi in vista della colecistectomia. Ad esempio, se il soggetto assume anticoagulanti (Coumadin, sintrom) e/o antiaggreganti (Plavix, Aspirina) è in genere necessario sospendere la terapia dai 5 ai 7 giorni prima dell’intervento di colecistectomia, sostituendoli con una dose opportuna di eparina a basso peso molecolare (enoxaparina o similari).

Il medico può decidere di eseguire una colecistectomia laparoscopica in presenza di calcoli della colecisti e delle vie biliari, e/o delle relative complicanze. In particolare, l’intervento chirurgico è indicato in presenza di calcolosi colecistica sintomatica (presenza di calcoli nella cistifellea accompagnati da episodi di coliche biliari o da altri sintomi tipici), coledocolitiasi (presenza di calcoli nel coledoco o nel dotto biliare comune), colecistite (infiammazione della cistifellea con distensione della stessa per accumulo locale di acqua, muco – idrope – ed eventualmente pus – empiema), pancreatite ostruttiva (infiammazione del pancreas dovuta alla presenza di calcoli nel coledoco, tali da impedire il corretto deflusso del succo pancreatico nell’intestino).

I vantaggi della tecnica laparoscopica sono importanti, sia in termini di costi sanitari che in termini di benefici per il paziente. Non a caso, è nota per essere una tecnica chirurgica mini-invasiva.

I rischi si concretizzano nella possibilità di un peggioramento dei sintomi della patologia sottostante per cui l’intervento chirurgico è consigliato. Tali complicanze vanno dal ripetersi di coliche biliari, ittero e sintomatologia dolorosa addominale, sino a vere e proprie emergenze mediche come la perforazione della colecisti con peritonite.

La colecistectomia è la procedura chirurgica di asportazione della colecisti.

Il primo intervento di colecistectomia per via laparoscopica fu eseguito nel 1987 da Philippe Mouret, a Lione, in Francia. Durante l’operazione, il chirurgo pratica tre o quattro piccole incisioni, del diametro di 0.5 – 1 cm, nell’addome del paziente, che fungono da via d’accesso per l’inserimento di apposite cannule a tenuta stagna (trocar), al cui interno scorrono i piccoli strumenti chirurgici necessari all’operazione. Lo spazio operativo per la corretta manovra di tali strumenti viene creato mediante insufflazione di anidride carbonica (pneumoperitoneo) con ago di Veress, previa incisione cutanea a livello sottombelicale. Creato il pneumoperitoneo, attraverso il primo trocar, si inserisce nell’addome il laparoscopio: uno strumento dotato di microcamera collegata a fibre ottiche e a fonte luminosa, che permette un’esplorazione visiva della regione addominale interna sull’apposito schermo della sala operatoria.

Prima dell’operazione vengono somministrati antibiotici per via endovenosa, allo scopo di abbattere il rischio di infezione. Una volta che il paziente è stato anestetizzato, la pelle dell’addome viene accuratamente disinfettata con una soluzione antisettica: la colecistectomia può quindi cominciare. La profilassi della trombosi venosa profonda può essere effettuata mediante somministrazione di eparina a basso peso molecolare, o l’utilizzo di calze elastiche per la compressione graduata degli arti inferiori.

Sotto questa guida visiva dall’interno dell’addome, si inseriscono gli altri 3 trocars nelle rispettive incisioni. All’interno di queste cannule scorrono gli strumenti chirurgici necessari alla trazione, dissezione, taglio ed asportazione della cistifellea, nonché alla coagulazione e all’irrigazione/aspirazione: una pinza od un palpatore spinge in alto il fegato; una pinza isola il dotto cistico e sposta la cistifellea nella posizione più idonea dissecandola dalle strutture vicine; sempre tramite pinze, vengono posizionate clips metalliche per la strozzatura del dotto cistico e dell’arteria cistica; infine, una forbice o altro strumento opera la resezione dell’organo. Rimossa la colecisti, si procede alla sua estrazione e al controllo di eventuali emorragie, quindi al lavaggio del campo operatorio, all’aspirazione dell’anidride carbonica insufflata e alla saturazione delle incisioni cutanee con clips o punti di sutura.

“Il ricorso alla laparoscopia per tumore della prostata ha delle controindicazioni molto limitate.

Quali sono i vantaggi della laparoscopia rispetto all’intervento open e quali gli eventuali svantaggi?

Un altro vantaggio è sicuramente il più rapido recupero del paziente, che già nella prima giornata post-operatoria è in grado di alzarsi dal letto.

Prof. Franco, come avviene questo tipo di intervento?

Un possibile svantaggio rispetto alla chirurgia tradizionale, invece, è la mancanza di un supporto tattile diretto con l’area di intervento. Tuttavia la pratica e il supporto dei nuovi monitor ad alta risoluzione e a visione tridimensionale controbilanciano egregiamente questo svantaggio”.

Operarsi per un tumore alla prostata, iniziare a muoversi già il giorno successivo all’intervento, lasciare l’ospedale pochissimi giorni dopo e riprendere, nel giro di una settimana, le principali attività quotidiane. È quanto accaduto a un paziente di 60 anni, operato di prostatectomia radicale video-laparoscopica all’Umberto I.

Esistono controindicazioni per questo tipo di intervento?

“Fra i vantaggi, dobbiamo ricordare sicuramente la mini-invasività, dato che per questo intervento non sono necessarie ampie incisioni sul corpo del paziente. Anche le perdite ematiche sono estremamente ridotte. Ulteriore vantaggio della metodica è dovuto all’ingrandimento delle ottiche, tramite cui è possibile riconoscere meglio le strutture. Questo significa che in alcuni casi è più facile lavorare vicino ai peduncoli nervosi senza toccarli, salvaguardando quindi i nervi che raggiungono il pene ed evitando le ricadute negative sull’erezione.

Questo tipo di operazione, per esempio, non è indicata nei casi di pazienti che hanno subito numerosi interventi addominali. Essendo stato aperto più volte il peritoneo, infatti, dobbiamo aspettarci numerose aderenze fra i tessuti, che rendono molto più difficoltoso operare in laparoscopia.

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