Infiammazione della Prostata

  • un’infezione delle vie urinarie,
  • un’infezione sessualmente trasmissibile,
  • un’infezione dei testicoli (epididimite),
  • l’invasione anomala della prostata da parte dei batteri che popolano normalmente l’intestinoretto,
  • la presenza di fimosi,
  • una procedura di biopsia della prostata,
  • un trauma lesivo in zona perineale
  • un’ostruzione del collo vescicale.

  • Antibiotici. Sono fondamentali per combattere l’agente scatenante, ossia i batteri;
  • Antinfiammatori. Riducono l’infiammazione, di conseguenza mitigano la sintomatologia dolorosa;
  • Alfa-bloccanti. Rilasciando la muscolatura liscia di vescica e prostata, consentono di alleviare, in molti pazienti, i disturbi urinari.

L’infiammazione della prostata cronica di origine batterica è la prostatite causata da batteri, la cui sintomatologia compare in modo graduale e presenta una caratteristica persistenza (il termine cronico si riferisce proprio al carattere persistente).
Conosciuta anche come prostatite di tipo II, l’infiammazione della prostata cronica di origine batterica può essere: l’esito del mancato trattamento di una prostatite acuta di origine batterica, la conseguenza di un’infezione delle vie urinarie o, infine, la complicanza di un’epididimite (infezione testicolare).
I sintomi e i segni delle prostatiti croniche di origine batterica ricordano molto i disturbi caratteristici delle prostatiti acute di origine batterica; di differente hanno:

L’infiammazione della prostata acuta, di origine batterica, è una forma di prostatite provocata da batteri, i cui sintomi compaiono in modo brusco e improvviso.
Nota anche come prostatite di tipo I, questa infiammazione della prostata può essere la conseguenza di:

  • febbre alta con brividi,
  • dolore pelvico,
  • dolore scrotale,
  • dolore alla zona lombare della schiena,
  • dolore inguinale,
  • disturbi urinari di vario tipo (disuria, stranguria, bisogno impellente di urinare, ematuria ecc.),
  • emospermia,
  • eiaculazione dolorosa,
  • defecazione dolorosa
  • dolore durante i rapporti sessuali.

A definire tale classificazione fu un’agenzia sanitaria statunitense, nota come Istituto Nazionale del Diabete e delle Malattie Digestive e Renali o NIDDK, esattamente nel 1999; in realtà, NIDDK rielaborò una classificazione delle prostatiti risalente al 1968, la quale chiamava prostatodinia l’infiammazione prostatica cronica non-batterica ed escludeva l’infiammazione asintomatica della prostata (perché se ne ignorava l’esistenza).

Ai pazienti con un’infiammazione della prostata di origine batterica (acuta o cronica non ha importanza), i medici raccomandano scrupolosamente di seguire e portare a termine la terapia antibiotica secondo le indicazioni che loro stessi hanno impartito; quindi, per nessun motivo, nemmeno nel caso in cui i sintomi scompaiano già dopo pochi giorni di trattamento, le persone in cura devono sospendere anzitempo le assunzioni.
Tutto ciò si spiega con il fatto che, solo rispettando tali raccomandazioni, sussistono le basi per una buona, se non ottimale, guarigione.

L’infiammazione della prostata è un problema esclusivamente maschile e piuttosto diffuso, tanto che, statistiche alla mano, colpisce l’8,2% degli uomini in almeno un’occasione nel corso della vita.
Si ricorda che la prostata è l’organo a forma di castagna, situato sotto la vescica, che contribuisce in maniera determinante alla costituzione dello sperma.
L’infiammazione della prostata, meglio nota in ambito medico con il termine di prostatite, può dipendere da cause infettive (per la precisione batteriche) o non infettive.
Il quadro sintomatologico dell’infiammazione della prostata è tipico e consiste, generalmente, in: dolore all’area pelvica, dolore allo scroto, dolore alla bassa schiena, disturbi urinari (disuria, stranguria, bisogno impellente di urinare ecc.), eiaculazione dolorosa, defecazione dolorosa ecc.
Per una diagnosi accurata di infiammazione della prostata, è indispensabile svolgere numerosi esami e indagini sul paziente; lo scopo di un iter diagnostico molto articolato è, principalmente, capire le cause dello stato infiammatorio.
Il trattamento varia a seconda del fattore scatenante: le infiammazioni della prostata a origine infettiva richiedono una terapia antibiotica, mentre le infiammazioni della prostata a origine non infettiva necessitano di altre forme di trattamento, non sempre specifiche e dagli alterni risultati.

I sintomi e i segni tipici della prostatite di tipo I sono:

Difficoltà di minzione o sensazione di minzione incompleta. L’ingrossamento della ghiandola, infatti, strozza l’uretre e la vescica non riesce a svuotarsi completamente.Le urine fuoriescono solo con notevole sforzo: il loro flusso è debole e procede a tratti. La vescica non si svuota completamente.

L‘intervento chirurgico si rende necessario in presenza di iperplasia nei casi di resistenza ai farmaci L’intervento prevede asportazione di parte della ghiandola. Negli ultimi anni l’intervento classico, con apertura dell’addome, è stato sostituito da tecniche che utilizzano varie tipologie di laser, radio frequenze e/o micro onde per vaporizzare i tessuti della capsula prostatica.

Da tutto ciò scaturisce gran parte della sintomatologia che caratterizza le condizioni morbose che causano detto ingrossamento.

Più efficace è senz’altro una prevenzione primaria che consiste in un corretto stile di vita:

L’infiammazione può essere curata con antibiotici e antinfiammatori o con terapie e cure naturali, ma un corretto stile di vita aiuta ad alleviare la sintomatologia.

E’ un rigonfiamento della ghiandola prostatica che avviene per congestione (eccessivo afflusso di sangue) ed edema (accumulo di acqua negli spazi intercellulari) della ghiandola in seguito ad un processo infiammatorio.

Gli inibitori della 5α-reduttasi ossia della trasformazione di testosterone in DHT.

Comparsa di sangue nell’urina e nel liquido seminale.

La prostatite acuta può cronicizzare, generare ascessi che devono essere drenati chirurgicamente, trasmettere, se non si interviene con prontezza, l’infezione al sangue ed indurre setticemia.

  • Cistite. In questo caso, all’origine della nicturia ma anche di pollachiuria e, talvolta, ematuria (in caso di cistite emorragica), è un’infezione della vescica. Si urina poco e spesso, sia durante il giorno sia durante la notte, e si avverte un senso di pesantezza al basso ventre.
  • Problemi alla prostata. Patologie come la prostatite (infiammazione della prostata) o l’ipertrofia o iperplasia prostatica benigna (con aumento eccessivo del tessuto prostatico) possono determinare la nicturia anche in maschi giovani.
  • Allo stesso modo, anche il cancro alla prostata, che differisce dall’ipertrofia prostatica benigna per la proliferazione incontrollata del tessuto prostatico, può avere tra i sintomi la nicturia, per quanto non nelle prime fasi della malattia.
  • Diabete. Disfunzioni metaboliche come il diabete mellito o il diabete insipido possono provocare nicturia. Nel primo caso, il disordine metabolico dovuto alla carenza di insulina provoca scompensi all’intero organismo; fra questi, la sete eccessiva può portare nicturia e poliuria. Nel diabete insipido, invece, la mancanza dell’ormone antidiuretico provoca nicturia, emissione di grandi quantità di urina e polidipsia.
  • Morbo di Parkinson. Anche questa patologia potrebbe causare problemi di nicturia, dovuti alla difficoltà di controllare volontariamente la vescica, tipica del morbo.
  • Insufficienza renale cronica. Questa patologia è caratterizzata dalla progressiva e irreversibile riduzione della funzionalità renale. In questo caso, la nicturia si manifesta nelle prime fasi della malattia ed è caratterizzata dall’emissione saltuaria di quantità di urina relativamente modeste. Con il progredire della malattia, alla nicturia si sostituiscono oliguria e anuria.
  • Colite. Anche chi soffre di colite o di sindrome del colon irritabile potrebbe essere soggetto a nicturia. In questo caso, compaiono anche diarrea, flatulenza, stipsi e altri disturbi dell’apparato digerente.
  • Scompenso cardiaco. Insufficienza e scompensi cardiaci determinano l’accumulo di liquidi e sali durante l’arco della giornata. Conseguentemente, durante la notte l’organismo, nel tentativo di eliminare i liquidi in eccesso, è soggetto a nicturia, uno dei primissimi campanelli d’allarme dello scompenso cardiaco.
  • Obesità. Un soggetto obeso può soffrire di nicturia sia a causa della pressione degli organi interni sulla vescica, causata dall’eccessiva presenza di grasso, sia a causa delle complicanze dell’obesità, fra cui il diabete.

Nel dare all’inizio una definizione di nicturia, si accennava anche all’esistenza di rimedi naturali per chi ne soffre. Questo genere di terapia si fonda su rimedi di tipo omeopatico e fitoterapico e includere anche tutta una serie di esercizi di rafforzamento dei muscoli vescicali. Infine, un altro rimedio può venire dalla medicina alternativa e dall’agopuntura.

La nicturia può essere definita come lo stimolo ad urinare la notte con una frequenza superiore al normale. È, quindi, un disturbo notturno (che può riguardare anche i bambini) e non per forza una malattia. Va, però, detto che talvolta la nicturia può essere il sintomo di una patologia fisica ma anche psicologica, legata in questo caso a condizioni di forte stress. In condizioni normali e, dunque, non patologiche, la nicturia si può presentare in maniera saltuaria; ad esempio, se si beve molto durante il giorno.

Oltre a una terapia omeopatica, anche alcuni rimedi fitoterapici possono risolvere nicturia non saltuaria dipendente da cistite, prostatite o ipertrofia prostatica. Tra i rimedi fitoterapici ricordiamo:

  • Poliuria. In questo caso, si produce urina in eccesso. All’origine, possono esservi patologie, ma può anche trattarsi di un disturbo saltuario, legato alla semplice ingestione di liquidi in grandi quantità.
  • Disuria. In questo caso, si avverte, invece, difficoltà ad urinare, nonostante lo stimolo sia presente. È tipica della cistite.

Come si accennava all’inizio, dando una definizione della nicturia, la comparsa di questo disturbo potrebbe essere la spia di una patologia, ma anche il prodotto di condizioni non patologiche, legate all’uso di farmaci o a condizioni particolari del soggetto, come ad esempio la gravidanza o l’età infantile o avanzata.

In urologia, diverse tipologie di farmaco curano disturbi alla vescica come l’incontinenza. All’occorrenza queste terapie possono essere utilizzate, sotto controllo medico, anche per il trattamento della nicturia. Tra questi farmaci rientrano:

  • Disturbi del sonno. Alzarsi spesso durante la notte per urinare, interrompendo così il sonno, fa sì che il soggetto non riposi in maniera adeguata, innalzando i livelli di stress, con conseguenze più serie in soggetti più delicati come i bambini.
  • Depressione. Quando la nicturia si presenta ad alti livelli, può finire col condizionare la qualità della vita del soggetto, che può ridurre l’assunzione di liquidi, evitare l’intimità sessuale e innescare forti stati di ansia e stress, che possono sfociare nella depressione.
  • Pressione bassa. Urinare spesso, sia durante il giorno sia durante la notte, determina la perdita di grandi quantità di liquidi, il che potrebbe provocare un abbassamento della pressione sanguigna.
  • Disidratazione. L’eccessiva perdita di liquidi causata dalla continua emissione di urina può portare a disidratazione, con conseguenze dannose per tutto l’organismo.

Infine, tra gli altri rimedi naturali, possiamo citare alcuni esercizi specifici per la vescica e i muscoli ad essa correlati e, da ultimo, l‘agopuntura.

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