Infiammazione della Prostata

  • un’infezione delle vie urinarie,
  • un’infezione sessualmente trasmissibile,
  • un’infezione dei testicoli (epididimite),
  • l’invasione anomala della prostata da parte dei batteri che popolano normalmente l’intestinoretto,
  • la presenza di fimosi,
  • una procedura di biopsia della prostata,
  • un trauma lesivo in zona perineale
  • un’ostruzione del collo vescicale.

  • Antibiotici. Sono fondamentali per combattere l’agente scatenante, ossia i batteri;
  • Antinfiammatori. Riducono l’infiammazione, di conseguenza mitigano la sintomatologia dolorosa;
  • Alfa-bloccanti. Rilasciando la muscolatura liscia di vescica e prostata, consentono di alleviare, in molti pazienti, i disturbi urinari.

L’infiammazione della prostata acuta, di origine batterica, è una forma di prostatite provocata da batteri, i cui sintomi compaiono in modo brusco e improvviso.
Nota anche come prostatite di tipo I, questa infiammazione della prostata può essere la conseguenza di:

  • la prostatite acuta di origine batterica (tipo I),
  • la prostatite cronica di origine batterica (tipi II),
  • la prostatite cronica non-batterica (tipo III)
  • la prostatite asintomatica (tipo IV).

L’infiammazione della prostata cronica non-batterica è la prostatite a comparsa graduale e dal carattere persistente, che non dipende dalla presenza di batteri a livello della ghiandola prostatica.
Nota anche come prostatite di tipo III o sindrome dolorosa pelvica cronica, insorge per motivi che medici e ricercatori, nonostante i numerosi studi, non hanno ancora chiarito completamente. Qualche esperto sospetta di un danno nervoso; qualcun altro ha ipotizzato un’origine autoimmune; qualcun altro ancora ha imputato la comparsa della condizione a: un eccesso di stress, i traumi in corrispondenza della prostata, le attività lavorative pesanti e la pratica di sport ad alto impatto.
Febbre esclusa, i sintomi e i segni delle infiammazioni prostatiche croniche non-batteriche sono sovrapponibili ai sintomi e ai segni delle infiammazioni prostatiche di origine batterica.
Di norma, per diagnosticare la prostatite cronica di tipo III, i medici si servono (ancora una volta) degli stessi esami e test di laboratorio, a cui ricorrerebbero in presenza di una sospetta prostatite batterica. Del resto, l’unico modo per sapere se un’infiammazione della prostata ha un’origine batterica o non-batterica è ricercare la presenza di batteri nel sangue, nelle urine, nel liquido prostatico e nello sperma.
Il dolore cronico che caratterizza la prostatite di tipo III può essere responsabile, in alcuni pazienti, di episodi di depressione e ansia.

Nonostante sia vero che una terapia così prolungata diminuisce le difese immunitarie e tende ad alterare in negativo la flora batterica intestinale, i benefici ottenuti sono di gran lunga superiori ai possibili effetti collaterali.

A definire tale classificazione fu un’agenzia sanitaria statunitense, nota come Istituto Nazionale del Diabete e delle Malattie Digestive e Renali o NIDDK, esattamente nel 1999; in realtà, NIDDK rielaborò una classificazione delle prostatiti risalente al 1968, la quale chiamava prostatodinia l’infiammazione prostatica cronica non-batterica ed escludeva l’infiammazione asintomatica della prostata (perché se ne ignorava l’esistenza).

Se il trattamento delle prostatiti batteriche è ben chiaro e definito, il trattamento delle forme croniche non-batteriche non lo è affatto e, in alcune circostanze, solleva diversi discussioni. Attualmente, i medici propendono per una terapia che includa:

La classificazione più recente delle prostatiti distingue la prostatite di tipo III in due sottotipi: la sindrome dolorosa pelvica cronica infiammatoria (o sottotipo IIIA) e la sindrome dolorosa pelvica cronica non infiammatoria (o sottotipo IIIB).
Tale distinzione deriva dalla curiosa osservazione di forme di prostatiti croniche non batteriche, caratterizzate da ingenti quantità di globuli bianchi nel sangue, nelle urine e nello sperma (segno inequivocabile di una severa infiammazione), e di altre forme di prostatiti croniche non-batteriche, contraddistinte da esigue quantità di globuli bianchi nei medesimi liquidi organici.

Batteriemia. Passaggio nel sangue che in condizioni normali è asettico dei batteri che hanno infettato la prostata.

Traumi della regione pelvica. Un esempio è costituito da quelli che possono verificarsi andando in bicicletta in special maniera in mancanza di allenamento specifico.

Praticare rapporti sessuali non protetti con molteplici partners o con un partner che pratica rapporti sessuali non protetti con molti partners.

Dolori al pene o ai testicoli.

Esame obiettivo. Ossia tutte le manovre che consentono di valutare la presenza di segni della malattia. All’esame obiettivo appartiene l’esplorazione rettale. Ossia la valutazione del volume, congestione e dolenzia della prostata palpandola attraverso il retto. L’esame si effettua introducendo nel retto un dito ed esplorando i contorni della ghiandola.

Antibiotici. Di norma vengono scelti in funzione dell’agente patogeno individuato con le analisi colturali. Se alle analisi suddette non si individua alcun patogeno il trattamento della malattia diviene molto più complesso. Frequentemente anche in questi casi si effettua comunque una terapia antibiotica, perchè per motivi non ancora chiariti, la sintomatologia si attenua.

Esistono alcune condizioni che si riscontrano associate alla malattia in maniera statistica e pertanto si ritiene che possano concorrere al suo sviluppo le principali sono:

Analisi anamnestica del paziente. Ovvero la storia medica dell’ammalato e di ogni ogni notizia che possa indirizzarlo ad individuare la patologia.

Dolori al basso addome, al fondo schiena o al perineo (la regione tra l’ano e lo scroto).

Riduzione del volume delle urine e gocciolamento al termine della minzione.

Anche alcuni farmaci che agiscono sull’ipofisi, impedendo di stimolare i testicoli alla produzione di testosterone, possono essere efficaci nei primi stadi della malattia.

Più efficace è senz’altro una prevenzione primaria che consiste in un corretto stile di vita:

La cura per la prostatite acuta di origine batterica consiste nell’assunzione di antibiotici. La terapia va protratta per un periodo abbastanza lungo (anche superiore alle tre settimane) fino alla completa scomparsa dei batteri perché la prostata si dimostra poco sensibile all’azione dei farmaci.

Pollachiuria. Stimolo continuo ad urinare.

svolgere una costante e moderata attività fisica;

Approfondiamo le cause ed i sintomi della prostata ingrossata. Analizziamo i rischi e le cure farmacologiche o naturali. Quale dieta bisogna seguire? E quali sono le patologie che determinano l’ingrossamento della ghiandola? Scopriamolo.

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