Come ridurre volume prostata

Nonostante le nuove tecniche spetta all’urologo decidere il migliore iter per ogni singolo paziente. È fondamentale conoscere non solo le nuove tecniche diagnostiche a disposizione ma soprattutto le caratteristiche ed i limiti di ognuna di esse

– Professore, alla luce delle problematiche e delle nuove tecniche esposte, nella sua pratica clinica come si comporta?

– La ricerca e il progresso tecnologico sicuramente non si fermano. Negli ultimi anni anche nel campo della diagnostica per immagini si è cercato di migliorarne l’accuratezza ed in questo senso l’indagine da considerarsi più affidabile è la RMN della prostata con studio spettroscopico e dinamico. Le immagini alla RMN della prostata sono molto definite, ma da sole non distinguono con sufficiente validità una neoplasia da una infiammazione, fibrosi o iperplasia della prostata. Il vantaggio di questa metodica è di associare alla valutazione per immagini uno studio metabolico della prostata (spettroscopia) ed uno della sua vascolarizzazione (studio dinamico). Lo studio spettroscopico valuta la concentrazione nella prostata di tre sostanze: il citrato che è presente nella prostata normale; la creatina che può aumentare nella flogosi e in tutti i processi proliferativi; la colina, più specifica in caso di trasformazione neoplastica. Il risultato è un grafico che diventa caratteristico nel distinguere un sospetto di neoplasia da uno di flogosi o ipertrofia.

L’INTERVISTA

– Ad oggi gli strumenti diagnostici principali usati includono l’esplorazione digito-rettale della prostata (DRE), l’ecografia transrettale e il PSA. La DRE deve costituire sempre il primo approccio diagnostico e ha lo scopo di apprezzare la forma, la consistenza, la dolorabilità e approssimativamente il volume della ghiandola, nonché la presenza di noduli sospetti. L’ecografia transrettale assolve principalmente il compito di evidenziare aree ecograficamente dubbie e migliorare l’accuratezza della biopsia prostatica, che rappresenta la sola indagine che permette di fare diagnosi certa di neoplasia. Il PSA costituisce ad oggi ancora il marcatore sierico più utilizzato. E’ una glicoproteina prodotta quasi esclusivamente dalle cellule epiteliali della prostata e, dato fondamentale, costituisce un marcatore d’organo e non di cancro; pertanto un’elevazione dei suoi valori può presentarsi anche in presenza di altre patologie prostatiche (Iperplasia Prostatica Benigna, prostatiti). Nei primi anni dell’uso clinico del PSA le principali linee guida internazionali avevano adottato un valore soglia di 4 ng/ml, poi abbassato da alcuni Autori a 2,5 ng/ml. In realtà già da qualche anno è stato ampiamente dimostrato che non è possibile stabilire un valore soglia minimo che possa escludere con certezza la presenza di un carcinoma prostatico. Un noto studio statunitense (I.M. Thompson et al., N. Engl Med 2004) condotto su circa 3000 uomini ha evidenziato un rischio di neoplasia di circa il 25% per valori di PSA tra 2 e 4 ngfml e di circa l’8% per valori inferiori a 1 ng/ml. Quindi abbassando il valore di riferimento del PSA si assiste ad un aumento della diagnosi di nuovi casi di neoplasia prostatica, ma con un aumento anche d’incidenza di tumori non significativi, la cui storia naturale non incide sulla sopravvivenza. Pertanto il PSA mostra una bassa specificità diagnostica e risulta scarsamente affidabile per selezionare i tumori clinicamente significativi. Per questo motivo nel corso degli anni si è tentato di migliorare la specificità del PSA con alcune sue varianti come ad esempio il rapporto tra PSA libero e totale, che trova il suo razionale nel fatto che le cellule prostatiche neoplastiche producono meno PSA nella forma libera rispetto alle cellule benigne; pertanto quanto più è basso questo rapporto tanto più aumenta il rischio di neoplasia. Per esempio quando il valore scende al di sotto di 0,10, il rischio di cancro prostatico è stimato del 56%. Negli ultimi mesi, tra le varie isoforme del PSA, ha suscitato un certo interesse il 2proPSA. Esso è un precursore del PSA libero ed è tipicamente associato al tessuto canceroso prostatico. L’utilizzo di questo marcatore permette di migliorare significativamente la specificità diagnostica del rapporto PSA libero/PSA totale nei pazienti con valori di PSA tra 2,5 e 10 ng/ml. Un recente studio (J. Brian et al., J. Urol, 2010) ha confrontato la specificità clinica del PHI (Prostate Health Index: p2PSA/PSA libero * radice quadrata PSA totale) e del rapporto PSA libero/PSA totale. Al 95% di sensibilità clinica, la specificità clinica del PRI per valori di PSA compresi tra 2,5 e 10 ng/ml è stata del 18,2% mentre quella del PSA libero/PSA totale del 6,6%, con un miglioramento della specificità diagnostica di circa tre volte.

Il cancro della prostata viene oggi riconosciuto come uno dei principali problemi medici cui è sottoposta la popolazione maschile. In Europa rappresenta la neoplasia di gran lunga più frequente, con un’incidenza annuale di 214 casi ogni 1000 uomini per una stima di circa 2,6 milioni di nuovi casi ogni anno, e la seconda causa di morte per neoplasia. Da circa 20 anni con l’introduzione nella pratica clinica del PSA (antigene prostatico specifico) si è registrato infatti un notevole aumento nella diagnosi della neoplasia, al quale però ha corrisposto solo un leggero incremento della mortalità, ponendo il problema del tumore prostatico clinicamente non significativo e del rischio del sovra-trattamento.

Anno XVI – N° 9-2011

– Professor De Dominicis, quali sono le indagini che avete a disposizione per fare diagnosi precoce di tumore della prostata?

Tumore della prostata, PSA e nuovi marcatori

dopo adenectomia (2000) e’ possibile avere PSA = 2,7

Risponde il medico Dott. Giulio Milanese

ho da circa sei mesi un dolore all’inguine che scende sino allo scrotto parte sx sin lungo la coscia.puo’ essere causa di prostatite?

Caro Signore,
La TUIP o incisione transuretrale del collo vescicale, ГЁ un intervento endoscopico che viene indicato in qui pazienti che hanno un collo vescicale (zona anatomica di passaggio tra vescica e uretra prostatica fisiologicamente molto importante nella minzione) che durante la minzione si rilassa male, perchГЁ ipertrofico e sclerotico. In tali soggetti dunque non ГЁ presente un problema prostatico vero e proprio, ma i disturbi urinari sono da attribuire a questo collo vescicale ispessito e rigido. Le complicanze legate alla TUIP sono generiche (sanguinamento, infezione, ecc) e specifiche: eiaculazione retrograda (lo sperma al momento dell’eiaculazione non esce all’esterno ma viene eiaculato in vescica

In Lombardia sono sempre piГ№ i Centri dove si opera con il “laser verde”, risulta pertanto impossibile eseguire un elenco dettagliato. Uno dei principali centri ГЁ l’ospedale Multimedica di Legnano, Div. di Urologia. Altre informazioni puГІ ottenerle telefonicamente o tramite internet presso i diversi centri ospedalieri.

Risponde il medico Dott. Giulio Milanese

Risponde il medico Dott. Lorenzo Ruggera

Gent. Signore,
Lei puГІ tranquillamente sottoporsi alla PVP. Non esistono controindicazioni di volume per la PVP. Sulla reale necessitГ di trattamento nel suo caso, si ricordi che dipende tutto dai suoi disturbi, dal suo flusso urinario e dal suo residuo postminzionale.

Risponde il medico Dott. Francesco Sanguedolce

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